Un nuovo inizio

Verso la fine del III secolo d.C. Paestum comincia a mostrare i segni di un processo di decadenza politica e sociale.
I problemi causati dalla portata del fiume Salso, che scorreva a poca distanza dalla città, costringono gli abitanti ad innalzare le soglie di accesso delle loro abitazioni.

 

La città tra V e VI secolo d.C. non sembra più dotata di un approdo portuale: tagliata fuori dalle rotte commerciali, è costretta ad assumere un altro volto.
L’area dell’abitato si restringe a una zona molto limitata, in alto, dove sorge il tempio di Atena (il cosiddetto “Tempio di Cerere“) che viene trasformato in chiesa cristiana e circondato da un nucleo di sepolture.
Per realizzare le abitazioni vengono utilizzati materiali prelevati da strutture più antiche in disuso.

 

Tuttavia, verso la fine del del VI secolo d.C. Paestum sembra rivestire ancora un ruolo assai importante poiché la Basilica cristiana, sorta sulle rovine del tempio di Atena, viene scelta per ospitare la sede del vescovo. Le funzioni di chiesa cimiteriale vengono trasferite in una struttura sorta nelle immediate vicinanze, la cosiddetta “Basilica Paleocristiana” (l’attuale chiesa della SS. Annunziata).

 

Pur sopravvissuta alla guerra tra Goti e Bizantini (535-553 d.C.), Paestum è profondamente colpita dalle invasioni barbariche.  Nel VII secolo d.C. i Longobardi, prima di conquistare Salerno, fanno tappa nella piana pestana e poi, nel IX secolo d.C., i Saraceni la devastano infliggendole il colpo di grazia e causando l’abbandono della città da parte della popolazione, che cerca rifugio sui rilievi dell’interno. Anche la sede vescovile viene trasferita da Paestum al nuovo centro di Capaccio, nato sulle colline ad est dell’antica città.