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Gli anni Duemila


Oggi, sullo sfondo di temi pressanti del III millennio quali la globalizzazione, il postcolonialismo e la sostenibilità ambientale e sociale, al Parco archeologico di Paestum si vuole dar voce a una pluralità di prospettive in tutti i settori, dalla ricerca storica alla comunicazione, dalla fruizione alla didattica. Attraverso scavi e ricerche, si cerca di far emergere storie subalterne e alternative rispetto alla prospettiva maschile-elitaria che ha tradizionalmente improntato la ricostruzione storica della colonizzazione greca. Nella fruizione, invece, si mira ad andare oltre il concetto di “visitatore medio” e a coinvolgere un pubblico sempre più diversificato, abbattendo barriere fisiche, economiche e mentali.

Fa parte di ciò anche un ampio ricorso all’arte contemporanea come mezzo privilegiato di riflessione sul patrimonio. È il caso, per esempio, della scritta al neon “Ceci n’est pas un musée” (“Questo non è un museo”) installata nel 2018 all’ingresso del Museo: prendendo spunto dal celebre disegno di una pipa di René Magritte con la scritta “Questa non è una pipa”, vuole contribuire a stimolare un dibattito critico sul mutato ruolo delle istituzioni museali in una società pluralistica e democratica come la nostra.