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iniziale_articolo ari lettori,
ci siamo – dal 3 giugno nel museo di Paestum è visitabile la mostra “L’immagine invisibile. La Tomba del Tuffatore nel cinquantenario dalla scoperta”. L’esposizione, che comprende materiali archeologici dalla Magna Grecia e opere moderne, da Guido Reni a Canova e De Chirico, è visitabile fino al 7 ottobre.
Con questa mostra, Paestum spinge il concetto di mostra archeologica in ambiti che, per quanto io sappia, non sono stati toccati finora. Non è che non ci siano state mostre che mettevano a confronto opere antiche e moderne. Ma sostanzialmente, ricadono in due tipologie.
Una prevede l’accostamento tematico. In alcuni casi, come quello della mostra Pompei@Madre, il risultato è affascinante, in altri rischia di essere arbitrario e superficiale.
L’altra tipologia è imperniata sulla “fortuna” dell’antico. È quella che, in generale, gli archeologi hanno meno difficoltà ad accettare, forse perché riafferma la centralità dell’antico nella determinazione del presente. Insomma, si fonda l’importanza dell’archeologia.
Quello che non emerge nelle mostre del tipo “La fortuna di …” è il modo in cui il presente determina il passato. E con questo non mi riferisco solo allo stato delle conoscenze, che ovviamente varia (in teoria, in senso crescente, anche se non sono sicurissimo che sia sempre così), ma anche alle domande e ideologie che condizionano il modo in cui “interroghiamo” il passato. Nuovi tempi, nuove domande. E nuove risposte, ovviamente.
La mostra sul Tuffatore fa emergere proprio questo: come il presente condiziona la nostra percezione della tomba più famosa della Magna Grecia. È la prima mostra archeologica, per quanto io sappia, che capovolge radicalmente il rapporto tra antico e moderno (cosa che nel settore degli studi è già abbastanza diffusa: l’ermeneutica di Gadamer, che argomenta proprio questo, è ormai un classico divenuto patrimonio di tutte le scienze umane). La mostra non racconta pertanto “la fortuna dell’antico” nel presente, ma la fortuna del presente nell’antico.
Quello che non fa, è dare risposte semplici, anche se un’idea del significato dell’immagine del Tuffatore ovviamente ce l’ho. Ma sarebbe stato troppo scontato fare una mostra su come io la penso. Preferisco mettere i visitatori nella condizione di farsi una propria opinione.
E grazie al “pezzo del mese”, costituito da alcuni materiali dalla necropoli – estremamente povera – di Ponte di Ferro, coeva a quella del Tuffatore, i visitatori si potranno anche fare un’idea delle differenze sociali nel mondo del Tuffatore. Mentre quest’ultimo era sicuramente un membro dell’élite locale, i defunti sepolti a Ponte di Ferro sembrano far parte di un gruppo subalterno, forse manodopera servile o comunque esclusi dai ceti dominanti dell’epoca.
Buona visita!

firma_direttore
Direttore del Parco Archeologico di Paestum
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