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iniziale_articolo ari lettori,
mangiare oggi è una questione strettamente privata. Riteniamo che la comunità non ci può prescrivere cosa e come mangiare. In questo ambito, infatti, la politica si limita a timidi appelli e consigli – diversamente da quanto accade per i vaccini, per fare solo un esempio. Quei pochi che fanno del mangiare vegetariano ed ecologico una questione etica o politica, sono considerati dei mezzi-pazzi un po’ ridicoli eppure potrebbero vantarsi di seguire la tradizione classica, molto più di coloro che vedono nel cibo una mera questione individuale e privata.

Prendiamo come esempio il consumo della carne: nell’antica Grecia, non esistevano macellerie. L’uccisione di un animale domestico e il consumo della sua carne, avvenivano sempre nel contesto del “sacrificio”, cioè di un rituale particolare, spesso collettivo. Ma attenzione: questo fatto si offre a due letture diverse, anzi opposte. Da un lato, può sembrare che la carne si mangiava solo nell’occasione di un sacrificio (dunque: si mangia la carne perché è stato fatto un sacrificio). Dall’altro lato – e questa teoria ha un senso da un punto di vista antropologico-comparativo – può sembrare che ogni qual volta che si uccide un animale e si mangia la carne, si compie un atto violento che viene sanzionato attraverso il sacrificio (dunque: si fa un sacrificio perché si macella e si mangia la carne). Nel bruciare una parte dell’animale sull’altare della divinità, quest’ultima – dopo essere stata “offesa” dall’esplosione della violenza dell’atto sacrificale – si placa e si “riconcilia” con gli umani.
Siccome le più importanti feste collettive delle città-stato greche, da Atene a Selinunte e da Paestum-Poseidonia a Cirene, prevedevano il sacrificio di animali domestici (spesso buoi), partecipare a questi riti e mangiare la carne degli animali sacrificati equivaleva all’adesione ai valori comuni della città. D’altronde rinunciare al consumo della carne, come facevano le “sette” degli orfici e dei pitagorici che in Magna Grecia erano particolarmente diffusi, equivaleva a un attacco al sistema religioso e politico della città.

Tra il servizio da tavola, esposto questa volta come “pezzo del mese”, e le testimonianze religiose-rituali, tra cui si annovera anche la Tomba del Tuffatore (ma con quale significato preciso?), esiste dunque un legame di fondo: nel mondo greco-romano la convivialità non era, appunto, un’attività privata.
Così come la Dieta Mediterranea non è un metodo per “perdere cinque chili in cinque giorni”, ma uno stile di vita, un modo di rapportarsi con la natura e la comunità. E oggi, con più di sei miliardi uomini sulla terra e un’agricoltura sempre più globalizzata e in forte trasformazione, questo forse ci dovrebbe far riflettere…

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Direttore del Parco Archeologico di Paestum
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