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iniziale_articolo ari lettori,
Ceci n’est pas un musée – questo non è un museo. Nel ripensare il museo di Paestum in occasione dei lavori di riqualificazione e riallestimento che si stanno per avviare, grazie a un importante finanziamento europeo, ci siamo ispirati alla famosa frase di Magritte, il quale, sotto il disegno iperrealistico di una pipa, scrisse appunto Ceci n’est pas une pipe, “questo non è una pipa!” Ricordandoci in questa maniera che altro non è che un foglio di carta con sopra dei pigmenti di colore. La pipa c’è solo negli occhi di chi guarda.

Prendendo spunto da questa provocazione artistica, abbiamo voluto sottolineare con un piccolo ritocco dell’allestimento, che in questi giorni vi presentiamo, che anche il museo di Paestum è innanzitutto quello che i suoi visitatori ci vedono, quello che percepiscono. Il che, potenzialmente, è molto di più rispetto a ciò che si associa comunemente con il termine “museo”.

In primo luogo, va chiarito che il museo di Paestum, che fu inaugurato nel 1952, nasce in realtà intorno a una ricostruzione di un tempio, in scala, al quale si ascrivevano all’epoca le metope (pannelli scolpiti con rappresentazioni del mito greco) trovate a partire dagli anni ’30 nel santuario di Hera sul fiume Sele. Tutta la parte centrale del primo museo di Paestum rappresenta un tempio, con tanto di colonnato e podio intorno. Se ci fate caso, i pilastri intorno alla sala centrale del museo, sui cui muri sono montate le metope originali, prendono la forma di un portico come lo hanno anche i templi di

Diciamocela allora: questo non è un museo, è un tempio! Un progetto museale pensato a suo tempo intorno a una idea innovativa: ricostruire il contesto originale delle opere (va aggiunto qui che tale ricostruzione è ormai superata, ma questo sarebbe un altro discorso). Una specie di realtà aumentata e immersiva ante litteram, in un tempo in cui questi concetti erano ancora del tutto nuovi. Il nostro obiettivo è dunque di ridare visibilità e dignità a questo progetto nell’ambito dei nuovi lavori, che non saranno uno sconvolgimento del museo, ma piuttosto un ritorno alle sue ragioni progettuali. Riqualificare il museo vuol dire, per noi, riqualificare anche il contenitore, che si configura come un pezzo molto significativo della storia dell’architettura e della museologia italiana del Novecento.

Al di là di questo, lo slogan Ceci n’est pas un musée ha un significato più ampio: vuol dire, superare le barriere mentali e concettuali che legano il museo a un certo tipo di fruizione e a una certa immagine (la famosa polvere…). Concretamente, questo per noi significa: aprire il museo, i depositi, gli archivi in tutti i sensi. Trasparenza e partecipazione di cittadini, visitatori, associazioni, università sono passi essenziali verso un museo ripensato in chiave inclusiva e accessibile. Al centro resta però, e a questo ci teniamo, la ricerca come vero cuore e motore di ogni museo. La sfida, appunto, è questa: mettere in contatto continuo la produzione scientifica di conoscenze e dati sul passato di questo territorio eccezionale qual è quello di Paestum, con i pubblici del presente che vivono qui o vengono da lontano per visitare un sito singolare per importanza storica e fascino suggestivo.

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Direttore del Parco Archeologico di Paestum
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