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iniziale_articolo ari lettori,
« Ceci n’est pas un musée » – questo non è un museo. Potrebbe essere questo il nostro motto per il prossimo anno, anzi per i prossimi anni. La citazione, ispirata dal famoso disegno di Magritte con la rappresentazione di una pipa al di sotto della quale si legge “questo non è una pipa”, si addice a Paestum in più sensi. Il primo è che mentre è vero che sul museo di Paestum c’è scritto in grandi lettere bronzee MVSEO, in realtà è molto di più. Il corpo centrale dell’edificio museale è la ricostruzione 1:1 del sacello cui si attribuivano i pannelli scolpiti (metope) trovati nel santuario di Hera sul fiume Sele a partire dal 1934. Quello di Paestum è dunque, più che un museo, un tempio – un autentico progetto di realtà aumentata risalente al primo dopoguerra, con le metope originali ancora montate sui muri della “cella”, come si immaginava che fossero montate nella prima metà del VI sec. a.C.
In un senso molto banale, Paestum poi non è un museo perché e anche e innanzitutto un sito archeologico, uno dei più complessi parchi monumentali di questo genere.
Ma per me la frase “questo non è un museo” ha ancora un altro senso, più profondo: credo che possiamo dire, forse con un pizzico di presunzione, che le attività che facciamo vanno molto oltre quello che un museo in senso tradizionale fa. Ricordo per esempio le visite ai depositi, che stiamo rivedendo per incrementarle ancora di più. Ricordo anche il progetto Paestum Viva, che prevede laboratori gratuiti tutti i giorni della settimana (tranne lunedì) nel museo – anzi, nel “tempio” di cui sopra. Per non parlare di lezioni, convegni, scavi stratigrafici, presentazioni di libri, spettacoli, concerti, degustazioni di vini e laboratori di dieta mediterranea, danza e DJ nell’area archeologica, passeggiate, visite accompagnate di giorno e di notte, corsi, incontri, dibattiti … insomma, credo che sia difficile trovare un’istituzione culturale che copra una gamma più ampia di tipologie di iniziative. Non dico che siamo i migliori in quello che facciamo, ma siamo sicuramente tra i più liberi. Dunque, altro che museo, una “macchina culturale” che va a tutto vapore e che nel dialogo con i cittadini e gli utenti da tutto il mondo si reinventa continuamente, facendo di quella ambiguità del termine “museo” (cosa esattamente significa?) una libertà di espressione con un alto valore inclusivo e sociale. Viva la libertà!

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Direttore del Parco Archeologico di Paestum
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