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iniziale_articolo ari lettori,
i cosiddetti minorenni rappresentano circa la metà del nostro pubblico. La situazione non è molto diversa nella maggior parte degli altri musei e parchi archeologici in Italia e nel mondo. E non solo perché ci sono le “scolaresche”, ma anche perché spesso la visita al museo è un’occasione per un’uscita in famiglia, compresi i più piccoli. Molti musei organizzano dunque attività per bambini: laboratori, visite guidate, pubblicazioni. Guide e cataloghi di mostre escono in due versioni, una per bambini, una per adulti. (Che poi questi ultimi a volte preferiscono leggere la versione “kids” è un altro tema…) Così abbiamo fatto anche noi per la mostra “L’immagine invisibile: la Tomba del Tuffatore nel cinquantenario dalla scoperta”. La versione della guida per bambini si chiama “Dioniso, il dio che si nasconde”.

Lavorare con i bambini è una grande sfida; lo sanno tutti coloro che hanno lavorato come guide in musei e parchi archeologici. I piccoli sono franchi e sinceri. Mentre gli adulti, in virtù delle buone maniere, si contengono anche quando qualcosa non va, i bambini non fanno concessioni. Appena l’attenzione scende si fanno notare. Ricordo le prime visite che feci come guida al Pergamon-Museum di Berlino durante il dottorato di ricerca. Arrivai alla fine del percorso totalmente sudato e spogliato delle mie ambizioni scientifiche di somministrare ai piccoli visitatori il più grande numero possibile di dettagli e date. Sopravvivere era tutto. Non perderli. Credo che sia la migliore scuola per un archeologo che voglia lavorare in ambito museale.
Ma tutto ha un limite, o almeno così pensavo. Non avrei mai immaginato di poter arrivare a bambini intorno ai due anni. È una fascia di età che di solito rimane fuori dal raggio delle attività didattiche dei musei. Eppure ho scoperto che è possibile raggiungere anche questo pubblico.
A convincermi – con i fatti, non con le parole – è stato il maestro Walter Maioli che insieme al gruppo Synaulia da inizio luglio organizza laboratori per bambini. Ogni giorno alle ore 12:00, esclusi i lunedì. Tutto gratuito in quanto sostenuto dal museo nell’ambito della propria missione. E bene, l’altro giorno ho visto partecipare un bambino di appena due anni. È vero che questo bambino non saprà dire la datazione del tempio di Nettuno quando andrà via. Ma comunque avrà fatto un’esperienza che assocerà a Paestum. Rispetto all’esperienza che molti bambini piccoli fanno di solito nei musei – nel migliore dei casi restano indifferenti – questa è un avvicinamento diverso e decisamente promettente per il futuro. E anche per i genitori è un bene, visto che questa volta non dovranno lottare con i piccoli che si scocciano dopo 5 minuti.

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Direttore del Parco Archeologico di Paestum
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