img-editoriale-numero-10-it
iniziale_articolo ari lettori,
il 2 luglio abbiamo presentato la mostra “L’immagine invisibile: La Tomba del Tuffatore nel cinquantenario della scoperta” (in corso fino al 7 ottobre a Paestum) al Museo Archeologico di Napoli, insieme al direttore Paolo Giulierini e allo studioso e artista Paul Carter (di Melbourne), autore di “Metabolism. The exhibition of the unseen”. All’aperitivo seguente, c’era anche una giovane ricercatrice australiana, la quale disse che sarebbe andata a Pompei l’ultimo giorno prima del rientro e che Pompei fosse sicuramente “much better” di Paestum! Il prof. Paul Carter e io (forse anche in virtù del fatto che eravamo già al secondo Spritz), anziché tentare di approfondire il discorso (cosa vuol dire “meglio” in questo ambito?), ci siamo avventurati in un ragionamento abbastanza arzigogolato, sostenendo che, se Pompei è senza dubbio più nota, in realtà Paestum è molto meglio. La nostra amica si è un po’ risentita, come se avessimo cercato di convincerla di una cosa assurda, tipo che due più due fa cinque. Per ristabilire l’ordine, si è rivolta quindi alla cameriera, chiedendo cosa fosse meglio: Pompei o Paestum? Ed ecco che accade il miracolo di via Costantinopoli, poiché viene fuori che la cameriera napoletana è innamorata di Paestum! Ce l’ha detto con una faccia radiosa: Paestum è un posto magico. Insomma, se fosse stato un film, la scena sarebbe apparsa assai irrealistica.
Ora, un confronto tra Pompei e Paestum andrebbe inquadrato, semmai, su un livello storico-culturale, e non sul livello del “meglio di —-“. Pompei – la città dove la vita fu “fermata” dall’eruzione del 79 d.C.; Paestum – la fondazione greca che si trasformò prima in un insediamento greco-lucano, poi in una colonia romana, per essere infine abbandonata nell’Alto Medioevo.
A parte questo, anche la materialità dei due siti è molto diversa. Pompei è costruita da pietra lavica, che si presenta come un conglomerato estremamente poroso color grigio-nero, mentre il travertino di cui sono fatti i templi e le mura di Paestum si è formato “per precipitazione dalle acque di carbonato di calcio, in prossimità di sorgenti, di cascate o sul fondo di bacini d’acqua”, come recita il Dizionario. E mentre il celeberrimo “rosso pompeiano” rimanda al calore della lava fresca, il Tuffatore di Paestum ci riporta nel regno acquatico dal quale, alla fine dei conti, sono nati anche i templi. Basta osservare le sedimentazioni che si vedono sui rocchi delle colonne per rendersene conto. Cosa è meglio? Chi può dirlo! Sono semplicemente due esperienze tanto diverse quanto singolari.

firma_direttore
Direttore del Parco Archeologico di Paestum
0

You may also like

Cina
Paestum arriva in Cina
img-editoriale-numero-13-it
ALLA SCOPERTA DI PAESTUM NELL’ERA DIGITALE
img-editoriale-numero-12-it
ALLA SCOPERTA DI PAESTUM NELL’ERA DIGITALE

admin

Lascia un commento